Apre l’Antonello Colonna Open a Fiumicino

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E’ stato inaugurato l’Antonello Colonna Open nell’area Partenze del Terminal 1 dell’Aeroporto di Fiumicino. Per l’occasione si è tenuto anche il vernissage della mostra fotografica dell’artista Marco Delogu. “L’iniziativa dell’Antonello Colonna Open – spiega Fulvio Fassone, direttore commerciale di Aeroporti di Roma – rientra nel piano di sviluppo retail di ADR, orientato alla creazione di una costumer experience di livello, caratterizzata dalle eccellenze di cui gode l’Italia”. Ciò a cui ambisce il gruppo ADR, infatti, è garantire un prodotto qualitativo elevato che soddisfi le esigenze del viaggiatore. Prosegue Fassone:  “Nell’immaginario collettivo, l’aeroporto è spesso visto come luogo freddo, algido, ansiogeno”. “Vogliamo fare in modo che la gente inizi a pensarlo come punto di scambio, come una fucina dove nascano idee, si stringano rapporti, legami”. Tutto questo diventa concreto e tangibile nel Bistrò di Antonello Colonna, chef due volte stellato, al Palazzo delle Esposizioni e nel suo Resort a Vallefredda. Qui è riconoscibile il tratto dello chef: essenziale e luminoso, tanto bianco, tante vetrate. Assenza di orpelli, a dialogare con l’avventore solo il cibo. “Chef vuole raccontarci del suo menù?”, “Non serve, i miei piatti parlano da soli”. Nei piatti di Colonna, infatti, c’è la sua mano, ma anche la sua terra. Le patate sono di Vallefredda, dove vi è un ettaro destinato alla coltura di questo nobile farinaceo. “La filiera corta diventa istantanea – ride lo chef di Labico – il km zero, me lo faccio a piedi”. ADR vuole offrire questo ai viaggiatori che circolano ogni giorno all’interno dell’Aeroporto di Fiumicino. Qualità, relax, cultura, accoglienza, organizzazione. Anche le mostre, in esposizione nei 240 mq del Bistrò antonelliano, si collocano in questa importante iniziativa, quella di Marco Delogu è solo la prima di una lunga serie, in programma nei mesi a venire.
Marco Delogu, nelle sue fotografie, esprime autenticità, quella di cui Colonna farcisce i suoi piatti con la riscoperta del lato umano nell’esperienza aeroportuale. Tre realtà differenti che lavorano tutte alla ricerca di un qualcosa, della tradizione in un piatto, dell’autorevolezza nella ruga di un volto in bianco e nero, dell’emozione in una corsa verso un gate. La ricerca di una sensazione che rimanga nel cuore, non che spiazzi per scomparire subito dopo, con la stessa velocità con cui ha fatto sgranare gli occhi.
La ricerca di un’esperienza che vuole assurgere a prima pagina di viaggio perfetto, non a semplice ponte verso di esso.
 
Martina De Meis