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INCUBISOGNI: esordio dei Panta e live al Largo

INCUBISOGNI (Mei – Meeting degli Indipendenti / Goodfellas) è il primo disco dei Panta, giovane band Indie Rock nata nel nostro quartiere e arrivata in poco più di tre anni a calcare alcuni tra i palcoscenici più importanti di Roma e d’Italia, arrivando a collaborazioni e aperture ad artisti come Paolo e Carlo Verdone, Turin Brakes, David Lynch Foundation, Gazzelle, Frah Quintale, Capovilla e Giorgio Canali, tra gli altri.

Attraverso dieci tracce, la band mette mano alle chitarre per immergersi in acque profonde: dichiara il proprio amore per la musica di matrice anglo americana e traduce, nelle liriche, un’accurata ricerca letteraria. L’album, registrato e mixato da Valerio Cascone presso il The Lab Studio di Roma, è stato completato a Londra con Steve Lyon (Depeche Mode, Paul McCartney, The Cure) e vede la partecipazione di Andrea Ruggiero, Alessandra Perna e Valerio Bulla. Pezzetto dopo pezzetto, canzone dopo canzone, con tenacia e determinazione, hanno conquistato un proprio spazio nel panorama indipendente italiano, definendo un sound che, in Italia, li ha portati a essere unici. Ecco la cover, sintesi perfetta dello stile elegante e al tempo stesso incisivo, decisamente Rock, dei quattro:

La presentazione ufficiale è avvenuta lo scorso Sabato 20 Aprile al Largo Venue in una serata suggestiva che vedeva l’apertura di Lumen, alla presentazione dell’EP “Via della cittò in fiamme”, Andrea Ruggiero e Kruscev, oltre che la mostra di Amalia Caratozzolo (La Lettura – Il Corriere della Sera) “Welcome to Twin Peaks”, che ha inaugurato le atmosfere surreali della serata nel migliore dei modi.

Attorno alle 23 le luci si fanno soffuse e gli altoparlanti iniziano a diffondere l’emozionante tema della serie creata da David Lynch e Mark Frost, sulle cui note i Panta fanno il loro ingresso sul palco della venue capitolina. Il primo set “Sogni” si apre con La Metro Ha il Tuo Nome, che conduce subito il pubblico in uno stato onirico e avvolgente, un po’ Smiths, col memorabile chorus: “In questa vita da poeta inglese / che non arriva alla fine del mese / io cerco solo te”. E’ col secondo brano però, Così è abbastanza Indie?, cavallo di battaglia della band ad aver superato le 100mila views in rete, che il concerto entra nel vivo e la serata si infuoca: battiti di mani, riff di basso, chitarre sferzanti mettono a ferro e fuoco il Largo Venue con un Rock fresco e travolgente e la band lascia intendere che si tratta di una serata da ricordare. Il terzo brano, Nella Tua Trama è una vera e propria perla, registrata dalla leggenda Steve Lyon (presente in sala, nda), che con quel riff di chitarra alla Red Hot Chili Peppers, il sound alla Radiohead e il ritornello alla Oasis dal vivo acquista corpo anche grazie alla bravura della corista, che accompagna i quattro in molti dei brani eseguiti. Il primo set si chiude con la bellissima Roma Dolce Tenebra, uno spaccato poetico della città in cui viviamo evocativo, che vede come guest on stage lo splendido violino di Andrea Ruggiero.

Un tema più cupo apre il secondo set “Incubi” e la band ritorna sul palco in total black con giubbetti di pelle e luci scure. Luce 3 e il suo testo al vetriolo apre le danze, seguita dalla potente Lacrime Criminali, summa di un sound alternative anni 90 che evidentemente ha il suo peso nell’economia della band ed evoca alla mente Nirvana e Afterhours. Dopo l’impegnata Sotto un Cielo di Ghiaccio, che grida “In un paese di bugie / le verità sono le mie”) accompagnata da moltissimi applausi, è la volta del post-punk di Disordine e Danze, dove addirittura si assiste a scene di pogo. Il set si chiude con Prima, dove ognuno dà il meglio di sé e dove l’intreccio tra le chitarre distorte e il violino di Andrea Ruggiero riesce a portare gli animi quasi su di un altro pianeta, su quella Luna che appare sullo schermo alle spalle dei musicisti e al centro della copertina del disco.

Il concerto si chiude, dopo un sentito ringraziamento di Giulio il cantante, con il rock di Svegliati Adesso, cantato a gran voce dal pubblico in sala (anche se, e forse è un peccato, non presente nella tracklist dell’album) e con il ritmo drum & bass di Amaledirechelami, brano che fa scatenare tutti, danzare e sognare con accordi pieni di allegria e gioia di vivere(con omaggi a Joy Division, CCCP, Smiths e Battiato), la stessa gioia che come messaggio la band regala a tutti alla fine dello show. Il Rock, la musica suonata, è vita, condivisione e pace, oltre ogni incubo e ogni paura.

In definitiva, un concerto così – a trazione Rock e con una band giovane a farlo – non si vedeva forse da un po’ di tempo a Roma e se ne sentiva il bisogno: una platea di circa 350 persone attesta che la voglia di sentire anche qualcosa di diverso rispetto all’hype del momento c’è e costituisce, ci si può augurare, un primo segnale di vita verso un nuovo spirito musicale, meno superficiale e più profondo, come la lezione di quei giganti sulle cui spalle i Panta sembrano volersi mettere. Visto che siamo vicini al 25 Aprile, per ora sembrano aver preso in mano la “resistenza rock” a Roma, quantomeno, e bisognerebbe apprezzarli anche solo per questo. Ci vuole coraggio, oggi come oggi.

Foto di Giancarlo Fiori

Rob Palazzo

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