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A Penne c’è un Paul Klee appeso storto, dal lato sbagliato

Quel quadro di Paul Klee appeso storto, o meglio, dal lato sbagliato, non lo mando proprio giù. Mi fa anche ridere però. Perché è strano, sono nel paese della “dritta” (cultivar di ulivo diffusa a Penne, provincia di Chieti, in Abruzzo) e c’è qualcosa che va storto (la tela). È il paradosso. Possibile che non sia balzato agli occhi di qualche visitatore? Nessuno, non il curatore, non una guida turistica, non il direttore del museo d’Arte Moderna e Contemporanea (MAMeC), non la Fondazione pennese Musei e Archivi onlus (Musap) che dispone di un fondo formato dalla donazione Galluppi di cui dovrebbe proprio far parte quella piccola tela dipinta a olio e firmato da Klee. Fa coppia (sotto) con un Joan Mirò (sopra). Insieme, fanno compagnia a Balla, Permeke, ad Appel e Michele Cascella in un apposito compactus consultabile nel museo. Quasi fosse un classificatore a pareti scorrevoli. Li avete presente? Potrebbero contenere la qualunque, dagli abiti alle pareti in pavimento d’esempio per arredar case. Certo, sempre meglio che saperli accantonati in qualche deposito, va bene. Ma la vedova Galluppi che dice? La signora Vallauri conosceva bene il marito: da pensionato, passava giornate intere a giocare alle attribuzioni. Ora, che la tela di Klee sia invece del Ceccobelli? Tale Bruno, artista che secondo il critico Enrico Crispolti parrebbe si divertisse (e tanto anche) a inventare delle varianti di opere di autori celebri. Mah. Non riaddrizza di certo il quadro appeso storto alla parete del museo a Penne. Fatto sta che non potendo entrare nel merito sulla certezza dell’autore del quadro esposto, resta il mistero di chi ha disposto fosse appeso dal lato sbagliato. Ci sono tanto di appendini a triangolo a indicarne il verso. C’è la firma anche che conferma la lettura.

Che si voglia indurre la gente a visitare il MAMeC anche per curare quel fenomeno conosciuto come la “Not just right experience”? Si tratta di un malessere più diffuso di quanto si creda. In sostanza, si manifesta con il disagio che si prova quando le cose non sono al loro posto. Come a dire il vero dovrebbero essere. La sensazione scatta anche se apparecchiando la tavola, le righe della tovaglia non si allineano al bordo del tavolo, ad esempio. Non soffrendo io di questo disturbo ossessivo compulsivo, resta l’esperienza. Anche perché a rigore di cronaca, il quadro del mistero l’ho potuto ammirare grazie ad un’altra “esperienza”, andata per il “verso giusto” direi, ossia l’Abruzzo Food Experience, tour organizzato dalla Camera di Commercio di Chieti Pescara lo scorso 22-26 novembre.

 

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